Copertina del libro The master di Colm Tóibín edito da Fazi

La vita di Henry James come l’avrebbe scritta lui stesso. Non è solo una biografia romanzata, questo romanzo-saggio apre  porte segrete, finisce frasi lasciate in sospeso, illumina pensieri e ricordi. In una parola ci trascina dentro la mente di uno scrittore raffinato e tormentato. Le notizie sullo scrittore americano sono abbondanti, nessun biografo può avere difficoltà a ricostruire l’esistenza di un uomo vissuto alla fine dell’Ottocento sulla costa atlantica in una famiglia ricca e in vista, autore di moltissimi racconti e romanzi, critico letterario stimato e con una rete di amici intellettuali in tutta Europa (con i quali manteneva carteggi e scambiava visite con regolarità). Oggi si sarebbe detto pieno di follower, con amici che partono, amici che restituiscono visite, anziane nobildonne, ereditiere e giovani orfane, artisti e banchieri… Quello di James è un mondo a parte che scivola dall’Ottocento al secolo breve senza mettere mai i piedi a terra.

Privilegi

La magia di questa biografia romanzata è la capacità di ricostruire la vita di una élite lontana e affascinante, fatta di case di villeggiatura, di soggiorni invernali nel sud della Francia, di conversazioni impeccabili, di servitù, di buone maniere, di passaggi a Venezia e di un buon retiro nella campagna inglese (Henry James si è sempre sentito europeo…).

In questa upper class molto colta, poco attenta al mondo reale, incline a giustificare capricci e debolezze, lo scrittore si muove con grazia e padronanza di sé. Una esistenza sollevata dai problemi pratici ma non dal dolore. Nella vita dorata di Henry James c’è la malinconia per un insuccesso (la prima a teatro della sua opera, un fiasco), la rivalità con altri scrittori, le sofferenze (la morte dei genitori e della sorella Alice), ma anche l’attrazione per il giovane scultore Andersen, i cui “corpi in marmo e pietra erano dotati di una presenza viva”.

Ossessione

Tóibín mette in evidenza il legame di profonda amicizia con la scrittrice Constance, che si suiciderà a Venezia, e l’ossessione per la scrittura. Nei confronti dell’amica è palpabile il senso di colpa per non averle saputo o potuto dare niente di più che amicizia, memorabile la descrizione degli abiti della nobildonna lasciati affondare in laguna. Uno dei tanti episodi che rivelano la consapevolezza di Henry James di essere innamorato davvero solo della sua arte.

La frase: “Non erano stati amanti; né avevano legami di sangue. Le doveva esclusivamente la sua amicizia, nella medesima misura in cui la doveva a molti altri, si disse;e tutti gli altri sapevano che, quando iniziava un nuovo libro, tutto il resto cessava di esistere, che lui non si rendeva più disponibile” (pag. 262)

Attrazione

Henry James lascia molte tracce che riportano ai suoi “moti del cuore”, e Colm Tóibín le raccoglie con delicatezza. Lo dimostrano le parti in cui racconta l’interesse per lo scultore americano conosciuto a Roma, la presenza fisica che riesce a evocare nella stanza dopo che l’artista è andato a fargli visita in Inghilterra, la tensione dei corpi che si sfiorano senza mai perdere compostezza… pagine di assoluto erotismo senza fare il minimo accenno a nessuna relazione. Del resto non esistono notizie certe sulla relazione di James con l’amico scultore, ma Toibin è riuscito a trasferire sulla pagina il “calore” dei pettegolezzi che nella società dell’epoca saranno sicuramente circolati. Commovente lo stupore con cui Henry James scopre di aver “immaginato” lo scultore, che somiglia in modo impressionante al protagonista di un suo romanzo scritto molti anni prima di conoscerlo (Roderick Hudson). In attesa della visita dell’amico, di passaggio in Inghilterra, Henry continuava a fantasticare, come avrebbe potuto intrattenerlo:”E’ questo il modo, pensò, in cui devono sentirsi gli altri, in cui doveva essersi sentito suo padre dopo aver conosciuto sua madre, o in cui doveva essersi sentito William nell’attesa che Alice diventasse sua moglie” (pag. 305). Esiste un modo per dire tutto in maniera più elegante?

L’uomo

Colm Tóibín riesce a suggerire, a far vedere, far sentire, odori, sfumature, desideri, senza bisogno di spiegare (che poi è la cosa più noiosa che c’è da leggere). Allude, non descrive ma riesce lo stesso a portare il lettore nella mente dello scrittore, riesce a rintracciare nella biografia i dettagli che hanno generato le opere. Magistrale a questo proposito il collegamento tra il viaggio in nave dello scrittore durante il quale aveva notato una bizzarra bambinaia e i piccoli che le erano stati affidati. Quello sguardo, quell’atteggiamento sono riconoscibili nelle atmosfere del Giro di vite.

Henry James ha raccontato nei suoi romanzi il mondo che conosceva, ha guardato con occhio acuto nella profondità delle persone del suo ambiente con la sensibilità propria di un essere tormentato. Colm Tóibín ha l’abilità di ricostruire circostanze e sensazioni cercando l’uomo dietro lo scrittore. Per farlo sarà stato necessario leggere centinaia di lettere private, consultare archivi, osservare paesaggi, visitare dimore. Ne valeva la pena. Una operazione che vent’anni dopo lo scrittore irlandese ripeterà con Il mago, per raccontare la vita tormentata di Thomas Mann. Magistrale.

titolo The Master
autore Colm Tóibín
editore Fazi
traduzione Maurizio Bartocci
2004; pagg. 368
Isbn8881125803