Copertina del romanzo La malinconia del viaggiatore di Jan Brokken edito da Iperborea

Sfogliare qualche pagina di un libro di Jan Brokken è già viaggiare. Lo scrittore olandese ha un modo magico di raccontare i luoghi e gli incontri, il suo tocco fa rifiorire episodi e personaggi persi nella memoria. Lui vede. Vede dettagli insignificanti ma capaci di definire il senso delle relazioni, sa individuare eventi che come piccole epifanie rivelano storie dimenticate, sa prendere in corsa il flusso del tempo per spostarsi tra passato e presente.

restauratore di storie

Brokken, come un grande incantatore ci fa conoscere un Paese “da dentro”, che poi è la cosa più distante dal senso moderno del turismo. Nei suoi libri non ci sono itinerari, musei o monumenti imperdibili ma incontri in una trattoria, passeggiate nelle stradine con indirizzi evocativi. Come un restauratore di storie sa recuperare piccole tracce di memoria che scendono nel territorio come acqua nella terra e fanno fiorire i racconti.
Paure, esperienze personali, storie lette o ascoltate: tutto fa bagaglio in questo viaggio che ignora il tempo e lo spazio e si tuffa nelle sensazioni. È comunque un grande narratore, che sa guidare il lettore e farsi da parte quando serve, sa portarlo sulle tracce della scoperta fino a convincerlo che è stato lui a farla.

Epifanie

Questi quattordici racconti, commoventi, ironici, sorprendenti, sono un viaggio nella cultura occidentale. Come in Anime Baltiche racconta personaggi famosi attraverso dettagli poco conosciuti, ma illuminanti. Con il primo racconto “La cassetta delle lettere nel cimitero” siamo a Colliure, paesino dei Pirenei sul confine con la Spagna. Su una tomba c’è una vera cassetta delle poste francesi. Ma chi può mai scrivere a un morto? Se la persona che riposa lì è un poeta, un sacco di persone. Infatti in tanti scrivono ad Antonio Machado, un uomo che parlava sottovoce ma “costretto alla fuga per i suoi inni di libertà” e che da tanti anni dorme a Colliure, pochi passi fuori dalla Spagna.

Brokken ricostruisce gli ultimi giorni del poeta, ci porta nella Spagna della guerra civile e nel cuore di un uomo che amava la poesia e la libertà. E poi davanti a quella lapide con la cassetta della posta di oggi, con gli interrogativi di un mondo che certo è diverso da quello di allora, ma poi chissà. Che viaggio. Si sale sul treno con Brokken, si cerca con lui un albergo ma si torna anche indietro nel tempo nel cuore di Siviglia, dove il mite professore di francese passò l’infanzia e ce la restituisce nei suoi versi luminosi (“L’infanzia son ricordi di un patio di Siviglia/E d’un giardino chiaro dove il limone cresce“)

Esilio

Con il secondo racconto si va a Budapest, con la musica di Béla Bartók. Ungheria, regime, esilio. Anche lì non c’è posto per gli ebrei, siamo negli anni Trenta del Novecento. Quel musicista che avrebbe composto melodie originalissime era nato nella campagna della Transilvania. Oggi davanti al cancello della sua casa c’è un grande giardino e una statua in bronzo che lo ricorda. Da lì sembra di sentirlo il lontano sospiro del musicista nelle ultime ore ungheresi nella casa di via Csalán, sulla collina di Buda, prima di volare con la moglie Ditta negli Stati Uniti. Come se sapesse che dall’altra parte dell’Oceano avrebbe rimpianto quella atmosfera, gli incontri con i colleghi, gli amici, gli artisti. L’America lo accolse con riguardo, non con entusiasmo e forse non lo capi mai del tutto.

Treni

Lo scrittore è capace di immaginare una storia, ricostruire una vita guardando semplicemente un quadro. Gli succede a Parigi davanti al dipinto di Calleibotte, l’uomo ritratto sulla tela gli ricorda Antonín Dvorák, il musicista affascinato dalle locomotive che attraverso la sua musica trasmetteva la gioia e l’energia per la partenza di un treno. Del resto visse tra Otto e Novecento, quando tutta Europa si riempiva di ferrovie. Le sue opere sono il sogno di un bambino che aveva visto posare i binari nel suo paese, sublimato nelle note.

Altre tappe del viaggio ci portano sulle orme di Kafka e sulle sue strategie di evitamento del matrimonio (che avrebbero poi ispirato il racconto “Preparativi di nozze in campagna“), nella primavera amorosa di Henry Matisse, nelle case dove soggiornò Goethe durante il suo viaggio in Italia.
Il dono di uno scrittore curioso delle anime del mondo.

 

 

titolo La malinconia del viaggiatore
autore Jan Brokken
traduzione Claudia Cozzi
editore Iperborea
pagine 416, 2026, Isbn 9791281724761