Spesso è la copertina a svelare l’anima di un libro. Nell’apparente contraddizione tra la bellezza – i faraglioni di Capri – e il dolore sottolineato dal titolo c’è il senso di questo racconto autobiografico. La storia di una donna che, come un’alchimista, è riuscita a trasformare in luce il buio della sua infanzia.
La storia di Scilla
Casette candide arrampicate sulla collina, mare blu, buganvillee, cieli luminosi e turisti felici. Quando si dice Capri si vede questo. Ma l’isola è anche salite ripide e scalinate infinite, ostacoli enormi per una bambina che non cammina. Scilla è cresciuta qui, in una antica famiglia caprese: i suoi avi pescavano corallo, preparavano conserve per superare gli inverni rigidi e, un piano alla volta, costruivano le case affacciate su uno dei paesaggi più belli del mondo. Un luogo dal quale la madre di Scilla, donna bella e ambiziosa, sognava di scappare, ma che l’ha “tenuta in ostaggio” quando si scopre che la figlia ha un problema. La piccola non riesce a camminare, le ossa delle sue gambine non crescono forti come dovrebbero e presto diventa la “bambina venuta male”.
Lezioni di solitudine
Comincia la lunga e dolorosa trafila dei ricoveri in ospedale, dei medici che scuotono la testa, delle operazioni per raddrizzare quelle ossa fragili. Nei primi anni Sessanta non era facile dare un nome alle malattie genetiche, figurarsi trovare una cura. Così Scilla cresce sotto gli occhi freddi di una madre che non la accetta e la guarda sgomenta come si guarderebbe una “torta che non lievita”. Si può immaginare qualcosa di più crudele per un bambino? Lo sguardo amorevole ma impotente del padre, animato per tutta la vita dalla missione di veder camminare bene la sua “figlia diletta”, non basta a curare la ferita del rifiuto.
L’infanzia è la stagione delle prime “lezioni di solitudine”, il momento in cui sperimenta il senso di abbandono ma anche quello in cui capisce di avere il “gene dell’empatia“. Un magnete che attira il dolore degli altri, che può essere condanna o benedizione. Come la scuola: tra le scale di Capri e gli sguardi non sempre benevoli dei compaesani raggiungere le aule non sarà mai facile, ma la voglia di imparare un motore potente. Se le gambe sono incerte, la sua mente è brillante.
Spiccare il volo
“Una persona comincia a morire quando perde ogni speranza di essere amata”. Per Scilla adolescente la speranza svanisce quando la madre inizia a prenderla in giro per l’andatura ondeggiante, un dolore che arriva a farle dire “ho imparato a camminare per andare lontano da lei”. E Scilla lontano va davvero. Prima tappa l’Università a Napoli, Facoltà di Lingue Orientali, corso di cinese. Tra amici, stanzette in affitto, cene da universitari sono anni belli, che allontanano il dolore delle nuove operazioni subite in Svizzera. I vent’anni sono la stagione delle scoperte e dell’amore, ma come si fa a costruire una famiglia, se quell’amore nessuno ce lo ha insegnato? In questo periodo si accumulano le esperienze, una borsa di studio che la porta a vivere a Pechino, i viaggi in paesi lontani e poi il ritorno in Italia.
Per mettere radici la scelta non può essere Capri, ma Milano, negli anni Ottanta la città delle promesse. Per Scilla si aprono le porte del giornalismo, degli incontri, delle illusioni, del successo. Poi, con una scelta coraggiosa Scilla rinuncia al lavoro sicuro in un giornale prestigioso e sceglie una strada che sente più vicina alla sua sensibilità.
La svolta
Negli anni Novanta coltiva nuovi interessi professionali, scrive libri e inizia la sua ricerca spirituale, due aspetti che si incroceranno molte volte. Occupandosi di naturopatia riesce a recuperare e a far crescere quel “semino dell’empatia” che sente fin da piccola. Una sorta di vocazione all’aiuto e alla guarigione che è diventata la sua cifra professionale.
Naturalmente non sono anni facili neanche questi, ma ormai sa cercare la luce anche in mezzo al buio. Un incidente la riporta in Svizzera dove subisce un’altra operazione dolorosa, ma vive anche una esperienza spirituale che le cambia per sempre lo sguardo sulla vita.
Amori, dolori, perdite. La vita non risparmia niente ma “Quello che ho imparato dal dolore è che se lo guardi bene in faccia, dal dolore nasce una luce, che ti indica la strada” (pag. 229). Ormai la “culattona di Capri” è diventata una farfalla. Quando negli occhi della madre, che l’età avanzata ha fatto tornare bambina, riesce finalmente a vedersi bella e apprezzata sa di essere guarita. E che può permettersi anche di tornare a guardare il tramonto dalle finestre della casa dove è nata.
titolo La luce segreta del dolore
autore Scilla di Massa
2025, pagine 234, Isbn 979 12 24027 942
Romanzi che richiamano al rapporto difficile con la madre e la famiglia
La vita accanto, Mariapia Veladiano
L’altra figlia, Annie Ernaux
L’anniversario, Andrea Bajani
Ripetizione, Vigdis Hjorth
Quel che ci tiene vivi, Mariapia Veladiano
Saggi e memoir che raccontano come si vive con una malattia
Avevo un fuoco dentro, Tea Ranno
Nulla di tutto questo andrà perduto, Mariagrazia Dusi
Cammina, vivi, amati, Serena Banzato