
Quando è uscito, in Inghilterra nel 2005, si parlava ancora con stupore di Dolly, prima pecora clonata. Sono passati vent’anni e la clonazione animale oggi è quasi routine nella produzione zootecnica. Di clonazione umana si parla ancora con timore, il muro etico tiene anche se la biologia e le tecniche di fecondazione artificiale corrono verso un futuro che non si sa. Fecondazione assistita e ingegneria genetica erano fantascienza solo qualche decennio fa. Intanto i bambini nati “in provetta” stanno diventando grandi. Succederà anche per la clonazione? È la domanda che attraversa le pagine di questo romanzo bellissimo e straziante. Attraverso la storia di Kathy, Ruth e Tommy il visionario Ishiguro – Premio Nobel per la letteratura nel 2017 – affronta temi inquietanti e scomodi.
“Le vostre vite sono già state programmate. Diventerete adulti, poi, prima di invecchiare, ancor prima di diventare persone di mezza età, comincerete a donare i vostri organi vitali. Ecco per che cosa siete stati creati, ciascuno di voi” (pag 87)
La trama
In un anno imprecisato dell’ultimo decennio del Novecento, nella campagna inglese c’è Hailsham, un edificio sulla collina. Un po’ collegio, un po’ laboratorio sociale. Non si sa come siano arrivati lì, ma lì vivono bambini “creati” con lo scopo preciso di diventare cavie. Dormono in camerate, giocano, vanno in palestra, ricevono una istruzione. Ma sono tremendamente soli. Il personale si prende cura dei loro corpi, gli educatori accompagnano la loro crescita. E i ragazzi conoscono il loro destino, che accettano con rassegnazione, come può fare chi è stato educato a pensare di avere solo quella possibilità. Come potrebbero immaginare una vita diversa?
Una misteriosa Madame, l’occhio del Grande Fratello, gestisce da lontano la struttura e osserva le dinamiche dei bambini che si fanno ragazzi e poi vanno incontro al loro destino deciso da altri. La donna raccoglie i disegni e le poesie dei piccoli per conservarli in una misteriosa Galleria, un’abitudine che incuriosisce i ragazzini, che avvertono con la sensibilità unica dell’infanzia che dietro c’è qualcosa. E infatti c’è. Alla fine Madame stessa confessa perché custodiva e teneva nascoste le loro “opere”:
“I vostri lavori avrebbero rivelato la vostra natura più profonda! […] Perché i vostri lavori avrebbero svelato le vostre anime!” (pag 258)
Ecco la parola chiave di tutto il romanzo. L’anima. E se c’è un’anima si può “usare” un corpo come un fornitore di pezzi di ricambio?
Il dubbio sfiora alcuni insegnanti, e persino l’algida Madame. Quando sorprende la piccola Kathy stringere al petto un cuscino come fosse una bambola, e cantare la canzoncina che dà origine al titolo, vacilla. E pensa che sia terribile impedire a questi ragazzi di avere figli, di vivere. “Povere creature. Cosa vi abbiamo fatto? Con tutti i nostri schemi e i nostri progetti” (pag. 258). Creature, non persone. E forse è proprio questo il distinguo che fa andare avanti l’ingranaggio.
Il romanzo, che è anche una storia di amore e formazione, con gli intrecci amorosi, i litigi, le gelosie, il rapporto con i tutori, ha ispirato un film.
Dono
Molti lettori hanno pensato che il romanzo fosse una presa di posizione contro la donazione di organi. Non è affatto così, e Ishiguro l’ha spiegato in molte interviste. La donazione di organi, come è concepita e regolata dalla legge prevede l’espianto di un organo da persona clinicamente morta. È un atto volontario, gratuito e di grande umanità che niente ha a che vedere con la clonazione a scopo di trapianto. Il tema profondo del romanzo comunque non è la donazione ma l’abuso che una persona compie su un’altra persona, e non importa se in nome della scienza. Nei ragazzi di Hailsham l’abuso non si compie solo con la donazione finale, ma con la privazione del diritto di scelta.
Società
Oltre alla questione etica, c’è anche un tema sociale nel romanzo di Ishiguro. Quanto condiziona il ceto o l’appartenenza culturale? Nel romanzo precedente Quel che resta del giorno era la classe sociale di appartenenza – servitù/padroni – a imporre le scelte di vita. In questo romanzo è la formazione a garantire l’adesione a un modello. La domanda viene spontanea durante la lettura. In fondo, chi impedisce a questi ragazzi di ribellarsi? Non sono prigionieri eppure non scappano. Forse perché hanno interiorizzato il senso di accettazione con cui li hanno cresciuti, e questa forse è la violenza più grande.
Domande simili torneranno anche nel romanzo uscito qualche anno dopo, Klara e il sole, dove il “clone” è un androide, una macchina destinata a fare compagnia agli umani. Un robot, che però del comportamento umano ha mutuato molti aspetti.
titolo Non lasciarmi
autore Kazuo Ishiguro
traduzione Paola Novarese
Edirore Einaudi
Pagine 291, 2006, Isbn 9788806172190
altri romanzi su temi simili
L’unità, Ninni Holmqvist
Klara e il sole, Kazuo Ishiguro
Macchine come me, Ian McEwan