L’amore maturo. Protagonista indiscusso della letteratura di tutti i tempi, a volte si presenta sotto forme un po’ diverse dallo stereotipo del romanticismo ottocentesco (e dal romance contemporaneo…). Per chi vuole uscire dal plot della coppia, e del vissero più o meno felici e contenti, ecco qualche titolo. Qui si incrociano amori “strani”, coppie anziane, innamorati non corrisposti e altri battiti del cuore.

Le nostre anime di notte,  Kent Haruf, trad. Fabio Cremonesi, NNedizioni

Nell’immutabile routine di Holt, cittadina del Colorado che sulla mappa non esiste ma rappresenta bene la provincia profonda, tirano avanti due vedovi, non ancora abbastanza anziani per apprezzare le giornate vuote di impegni e incontri. La pazza idea viene a Addie, che un giorno suona il campanello al vicino di casa e con la stessa serenità con cui chiederebbe in prestito il tagliaerba gli propone di condividere la notte. Niente di sentimentale: si tratta solo di farsi compagnia nello spazio vuoto tra una giornata e l’altra, scambiandosi confidenze, tenendosi magari la mano per affrontare il buio.  Louis è un po’ titubante ma anche per lui non è male l’idea di unire le forze per attraversare  insieme la notte.

Così al tramonto l’insegnante in pensione mette il pigiama in un sacchetto e va a coricarsi da Addie. Le notti passano lievi tra piccoli gesti delicati e ricordi sussurrati. L’idillio è presto  disturbato dai pettegolezzi della piccola comunità, Addie e Louis si trovano a dover scegliere tra una relazione “formale” o il ritorno alla propria solitudine. La vita, come al solito cambia le carte in tavola con un imprevisto, ma l’insolito incontro tra le anime dei due anziani  è stato fertile, sia pure in modo inconsueto.

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Baumgartner, Paul Auster, trad. Cristiana Mennella, Einaudi

 

Copertina del libro Baumgartner di Paul Auster pubblicato da EinaudiSeymour Baumgartner è un anziano professore di filosofia che passa le giornate alla scrivania cercando di finire il saggio sugli pseudonimi di Kierkegaard. Anche se sono passati dieci anni non si rassegna alla perdita della moglie Anna, traduttrice e poetessa. Ogni tanto siede alla sua scrivania e si mette a leggere i suoi appunti di lavoro perché gli sembra  “di sentire la sua voce levarsi dalla carta, come se lei gli stesse davvero parlando ancora”. Sarà uno strano evento a interrompere la quieta malinconia di Baumgartner. In sogno (o forse è stata una visione?) incontra Anna che lo rimprovera: la sua nostalgia la imprigiona in una terra di mezzo tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Come potrebbe ignorare il messaggio dell’amata Anna dal Grande Nulla? Razionalmente sa che non può aver parlato con Anna, ma non ha molta importanza. Quel messaggio (che sia della moglie o del suo inconscio non è interessato a scoprirlo) lo aiuta a uscire dalla prigione interiore in cui si era autoconfinato. Nella sua nuova stagione Baumgartner avvia una relazione sentimentale con Judith, una vecchia amica. Ma la vita riesce sempre a sorprenderci e una volta avviata la macchina del caso (o sarà il destino?) non si può sapere dove ci porterà.

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Dodici lune, Adriana Zarri, Castelvecchi

Copertina di "Dodici lune", di Adriana Zarri, Castelvecchi

Un uomo profondamente scosso dalla morte della moglie per affrontare il dolore decide di ritirarsi nella loro casetta di montagna. In quel piccolo borgo, con la sola compagnia di una governante e di un gatto, l’uomo, che è uno scrittore,  comincia a tenere un diario dove appuntare pensieri e ricordi, giorno dopo giorno, al ritmo delle stagioni e delle fasi lunari. Al flusso di memoria fanno da contrappunto dodici racconti, quasi delle moderne parabole. Sono le riflessioni di un uomo che si prepara ad affrontare l’ultimo passo e lo fa con spirito libero, interrogandosi sul senso della propria vita a partire dal dolore.

Adriana Zarri, teologa antitradizionalista scomparsa nel 2010, in questo romanzo sull’amore e la perdita della persona amata prende in prestito gli scenari e la lingua lirica del Cantico dei cantici. Un’avventura dello spirito che vola alto, anche se usa tutti i sensi terreni.

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Vacanza d’inverno, Bernard MacLaverty, trad. Irene Abigail Piccinini, Guanda

Quando le porte dell’ascensore si chiudono Gerry e Stella si sfiorano le labbra. Da decenni hanno l’abitudine di scambiarsi un rapido bacio tra un piano e l’altro. Gerry e Stella sono una anziana coppia irlandese, negli anni del terrorismo hanno lasciato Belfast per trasferirsi in Scozia.

Durante una breve vacanza ad Amsterdam la coppia deve fare i conti con la distanza che si è venuta a creare nel loro pur saldo matrimonio. Gerry ha qualche problema di memoria, e di alcol. Stella è sempre più dispiaciuta dell’ironia con cui il marito commenta la sua fede religiosa.  Sarà proprio il vento freddo di Amsterdam, la facilità con cui ci si smarrisce tra i canali, le visite ai musei a spingerli a riflettere sul loro rapporto.

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Il polacco, J.M. Coetzee, trad. Maria Baiocchi, Einaudi

 

Beatriz, bella e annoiata signora della Barcellona che conta che dopo il concerto organizzato dal suo circolo musicale conosce “il polacco”, un maturo pianista di Varsavia dal cognome impronunciabile. Non è un incontro memorabile, a lei di quel settantenne austero resta in mente il nome, Witold, e la chioma bianca e fluente che immagina sia “l’equipaggiamento dei maestri della sua generazione”. Neanche la sua esecuzione di Chopin le ha procurato particolari emozioni e la breve conversazione in inglese, lingua che entrambi padroneggiano poco, durante la cena non è uscita dai binari della formalità.
Eppure mesi dopo Beatriz riceve l’invito di Witold ad accompagnarlo in tournée.

Beatriz è diventata una presenza costante nella memoria dell’anziano musicista, si è trasformata in una musa, come Beatrice per Dante. E candidamente le confessa che vorrebbe averla accanto per il resto della vita. Beatriz non ricambia i sentimenti di quell’uomo che considera strano, non ne è attratta, ma lusingata e incuriosita gli concede una breve vacanza nella sua villa di Maiorca. Pochi giorni di intimità, con più compassione che passione, e poi i rapporti si interrompono. Il tempo, l’amore, la memoria, l’arte, le differenze e la difficoltà di comunicare: c’è tutto questo (e molto altro) in questo intenso  romanzo breve.

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Appunti per uno studio del cuore umano, Penelope Lively, trad. Corrado Piazzetta, Guanda

Per tutta la vita Stella si era considerata un “uccello migratore”, pronta a spostarsi dove le sue ricerche l’avrebbero portata. E visto che il suo lavoro di antropologa consisteva nell’osservare popoli e culture diverse, nei decenni si era spostata nelle aree più lontane del pianeta.

Ma si può passare la vita a studiare gli altri con il distacco e la freddezza di uno scienziato? Forse no, se al momento di andare in pensione la studiosa decide di fermarsi e comprare casa nel Somerset, profonda Inghilterra. Lì vive Richard, vedovo della sua migliore amica, Nadine, che può aiutarla nelle scelte pratiche e a inserirsi nella vita del piccolo centro ma non a trovare le risposte a una inquietudine che arriva da lontano. Di che cosa ha davvero bisogno Stella, una donna che ha sempre trovato i vincoli sentimentali troppo stretti?

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