
La follia risolve sempre tutto. Per le persone in qualche modo fuori dagli schemi – ribelli, emarginati, poveri, stravaganti – c’è sempre la solita definizione: è matto. Basta una parola e tutto va a posto. Anche per Eugénie (che poi tutti riducono a Génie, come se usare il nome intero per lei fosse uno spreco) si applica la regola e pazienza se matta non è. Nella provincia francese del secondo dopoguerra vive, o meglio sopravvive Génie, ragazza ripudiata dalla famiglia dopo che ha messo al mondo una “bastarda”. La piccola Marie è il frutto di uno stupro, ma questo non interessa a nessuno. A lei si applica di default lo stesso disprezzo riservato alla madre nella logica crudele della comunità.
Emarginazione
Génie abita in un rudere ai margini del paese e tira avanti con lavori umilianti in campagna, nel disprezzo (e nello sfruttamento) generale. Il suo silenzio ostinato, la sua anaffettività sono una difesa, l’unica che conosce e di cui purtroppo fa le spese anche la figlia. Marie adora la madre ma se cerca un abbraccio riceve in risposta “non starmi tra i piedi”. Ma l’amore sa andare oltre le brutte maniere, riesce persino a illuminare queste vite massacrate dalla mediocrità e dal destino.
«Lei diceva: “Non ho avuto niente, io”. Io dicevo: “Hai me”. Lei piangeva. Tendeva verso il fuoco le mani già vecchie» (pag. 67)
Un romanzo spietato e poetico, un personaggio femminile indimenticabile. Il racconto di una comunità agricola che di bucolico non ha niente. Tra l’alternarsi delle stagioni, uccisioni di maiali, piccole sopraffazioni e miserie emerge una vita che è un concentrato di sofferenza. Uscito in Francia nel 1976, conserva una straordinaria modernità. Inès Cagnati riesce a guardare nell’animo umano (e nella società) con una lucidità che spiazza.
titolo Génie la matta
autore Inès Cagnati
traduzione Ena Marchi
editore Adelphi
2022, pagine 185; Isbn 9788845936562
Altri romanzi sul rapporto madre e figlia
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Una questione di famiglia, Claire Lynch
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e a proposito di società/emarginazione
L’insaziabile, A. K. Blakemore
L’arcipelago del cane, Philippe Claudel
Mi chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strout