Copertina della biografia Vita di Charlotte Brontë di Elizabeth Gaskell pubblicata da Neri PozzaQuando Charlotte Brontë morì, nel 1855, il padre – il severo reverendo Patrick Brontë – commissionò alla scrittrice Elizabeth Gaskell la biografia della figlia. Le due scrittrici si conoscevano ma non potevano essere più diverse: solitaria, ombrosa Charlotte, vivace e impegnata Elizabeth. Il risultato di questo strano “incontro” è un ritratto intimo e prezioso di una delle voci più significative dell’Ottocento (e non solo), di una donna determinata e indipendente in un’epoca in cui tutto ciò non era affatto facile.

lettere

Il metodo usato dalla scrittrice è abbastanza insolito per l’epoca.  Gaskell utilizza, oltre ai ricordi e alla corrispondenza personale, il materiale messo a disposizione da amici e dal reverendo Brontë e  illustra il racconto con molti passaggi epistolari. Ricostruisce oltre ai fatti una atmosfera unica, quella che ha permesso alle sorelle Brontë di spiccare il volo dal nido di quella canonica persa nella brughiera dello Yorkshire e far arrivare la loro voce controcorrente fino a noi. Anche grazie all’educazione “moderna” del padre

indipendenza

Il racconto, ancora godibile e fresco, ricostruisce i primi anni (e siamo all’inizio dell’800) nella casa di pietra grigia, di cui pare quasi di avvertire l’umidità. La madre e due sorelle muoiono quando Charlotte è ancora bambina, il padre investe le poche risorse nell’istruzione delle figlie, e una volta grandi le incoraggia a lavorare come istitutrici, a viaggiare per imparare le lingue e cercare una propria indipendenza economica. Ma, cosa ancora più straordinaria per l’epoca, le incoraggia a pensare con la propria testa (e quelle ragazze una testa l’avevano, eccome).

“Inducendo i figli a condividere il suo grande interesse per la politica, il reverendo Brontë contribuì notevolmente ad aprire le loro menti e ad elevarle al di sopra dei meschini pettegolezzi locali”

E infatti Charlotte confidava a un’amica: “eravamo furiosamente politicizzate, com’era inevitabile nel 1832”

Anche la lettura era assiduamente praticata in famiglia, ignorando la perplessità dei parenti. “Il reverendo incoraggiava le figlie nella loro passione per la lettura, nonostante la zia Branwell,  che dopo la morte della madre si era trasferita da loro invece le frenasse tenendole occupate gran parte del giorno in una serie di lavori donneschi… le ragazze avevano il permesso di prendere i libri dalla biblioteca circolante“.

In questo ambiente Charlotte, una ragazza non bella ma affascinante, fu libera di rifiutare proposte di matrimonio non gradite. La descrizione che Elizabeth Gaskell fa della scrittrice lascia immaginare una donna con mani e piedi da bambina, una figura minuta che comunque sapeva imporsi: “la bocca un po’ storta e il naso troppo grosso venivano dimenticati ed era la faccia nel suo insieme a richiamare l’attenzione, attraendo immediatamente tutti coloro che lei voleva attirare“.

religione

Decisa anche la posizione religiosa: i Brontë sono anglicani e decisamente anti-papisti. Quando le sorelle si spostano a Bruxelles per imparare il francese si pongono il problema della contaminazione religiosa, ma con la loro formazione non correvano certo il rischio di diventare cattoliche.
In una lettera a un’amica Charlotte scrive “si parla spesso del pericolo di cambiare fede cui si espongono i protestanti che risiedono in Paesi cattolici. il consiglio che do ai protestanti tentati di compiere una simile follia è di recarsi oltremanica e assistere alla Messa per un certo periodo, prendendo nota dei pomposi cerimoniali e degli atteggiamenti idioti e mercenari dei preti… personalmente considero sciocchi il metodismo, il quaccherismo… ma il cattolicesimo romano batte tutti“.

educazione

In famiglia c’era il problema dell’unico maschio, l’inconcludente Branwell, che in Charlotte stimola la seguente riflessione su quelle strane creature che sono gli uomini e soprattutto sull’educazione che ricevono: “sono troppo poco protetti dalle tentazioni… le femmine  sono protette come se fossero fragilissime e deficienti, mente i maschi sono lasciati liberi nel mondo come se fossero i più saggi“.

La biografa di Charlotte dedica molto spazio anche al rapporto di Charlotte con le sorelle Emily e Anne, di cui dopo la scomparsa curò le edizioni dei rispettivi romanzi, Cime tempestose e Agnes Grey. Le sorelle per pubblicare i primi lavori scelsero lo pseudonimo Currer Bell  senza specificare se fosse un nome maschile  femminile (con due secoli di anticipo sulla schwa!). Il motivo era evitare tensioni e critiche nella rigida società vittoriana, che comunque non si fecero attendere.

La “modernità” delle Brontë è anche nell’aver saputo individuare il punto di conflitto tra diritto e dovere femminile. All’epoca l’unico dovere/diritto della donna era essere moglie e madre. Loro hanno saputo cogliere la responsabilità di avere un talento e di metterlo a disposizione della comunità.

La biografia (uscita nel 1857 in Inghilterra) è ricca di episodi che poi le scrittrici hanno usato nei loro romanzi. Nelle descrizioni degli anni del collegio, le punizioni, il cibo scadente, le camerate e la solitudine non è difficile rintracciare le atmosfere di Jane Eyre. Ma il merito maggiore è l’aver mostrato la vita complicata di scrittrici di grande talento imprigionate in un’epoca storica non certo disponibile verso le donne.

 

 

titolo Vita di Charlotte Brontë
autore Elizabeth Gaskell
traduzione Annamaria Biavasco e Valentina Guani
editore Neri Pozza
pagine 607, 2022, Isbn 9788854523272

 

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