Chick-lit, letteratura per pollastre. Il termine non è lusinghiero ed evoca senza tanti complimenti lettrici giovani, romantiche e pronte ad accontentarsi di romanzi d’evasione. Il filone esiste: esploso negli anni Novanta è diretto discendente della letteratura rosa degli anni Cinquanta-Settanta, aggiorna le trame ai cambiamenti sociali ma la musica non cambia. Meno aviatori da sposare e più manager per un’avventura. Ma non sono le sfumature di grigio, e neanche i bollini spicy declinati in copertina a definire il genere. Che non è solo sinonimo di leggerezza-romanticismo-strategia sentimentale.

Nel calderone della chick-lit finiscono anche titoli che non sono “letteratura rosa di consumo”, ma che hanno avuto un impatto significativo sul costume. Vengono in mente le serie tv Sex and The City, ispirata al romanzo dell’americana Candace Bushnell, o la serie di Bridget Jones dell’inglese Helen Fielding. E l’elenco della cinematografia che sulle due sponde dell’Atlantico pesca  a piene mani nella letteratura sentimental-ironica potrebbe continuare.

Capostipite del genere è considerata Melissa Bank, editor e scrittrice americana, che ha pubblicato un romanzo di racconti con protagonista una “pollastra”. Ma a leggerlo bene, il Manuale di caccia e pesca per ragazze uscito nel 1999 tanto chick-lit non sembra. Racconta sì i pasticci sentimentali della protagonista fin dall’adolescenza ma è una sorta di romanzo di formazione, con cenni di femminismo. Certo gli elementi distintivi della chick lit alla fine sono sempre gli stessi: il dating, la carriera, il sostegno di altre ragazze. Una formula che esiste un po’ in tutte le letterature, anche nel gelido nord dell’introspezione dura e pura ci sono scrittrici che virano sul romantico: la danese Lotte Thorsen e la svedese Kajsa Ingemarsson. Negli Usa con le già citate Bank e Bushnell ci sono Grace Paley, Jennifer Egan (che comunque ha vinto anche un Premio Pulitzer). In Europa le italiane Felicia Kingsley, Anna Premoli, Stefania Bertola, la francese Virginie Grimaldi. Solo per citarne alcune.

Come per ogni genere la qualità letteraria è varia, e il perimetro che definisce la nicchia in continuo progress. Ne sono un esempio le scrittrici più giovani. Sally Rooney con le sue tormentate eroine si posiziona al confine, l’introspezione più profonda e le storie meno leggere definiscono i sui titoli “sad hot girl books”. Qualcosa di simile è successo anche in Italia con Alessia Gazzola che con i suoi romanzi a metà tra medical thriller e commedia esce un po’ dalla tipologia sentimentale.