Maria Grazia Calandrone è una scrittrice, una poetessa, una madre, una donna come molte e nello stesso tempo unica. A lei è toccato in sorte di diventare detective della propria origine. In questo mémoire, delicato e potente, ricostruisce le circostanze che hanno accompagnato la sua doppia venuta al mondo. La prima, a Milano tra le braccia amorevoli ma impotenti dei genitori biologici, la seconda su quel prato della capitale dove è stata trovata a pochi mesi e affidata ai genitori adottivi.
Origini
La madre biologica, Lucia, è nata in un piccolo paese del Molise. Siamo negli anni Trenta del Novecento, ma il medioevo non è ancora finito. Nell’ambiente rurale l’empatia è un lusso sconosciuto, non fa eccezione la famiglia di contadini di Lucia che si muove con le logiche della terra, e come la terra è aspra e chiusa. Alla ragazza viene presto imposto un marito sgradito, violento e inetto. Le condizioni di vita nella famiglia acquisita sono ancora peggiori di quelle della casa in cui è cresciuta. Per le donne non c’è scampo.
Fuga
Lucia non si rassegna alle logiche millenarie di sottomissione. E si arrende all’amore imprevisto per Luigi, un uomo non libero ma che appare diverso. Lo scandalo impone la fuga. Siamo nel primo dopoguerra, le donne hanno appena conquistato il diritto di votare, ma non quello di vivere come vogliono. Lucia e Luigi cercano di ricostruirsi una vita a Milano, ma anche nella grande città non c’è lavoro, il giudizio sociale è ancora pesante e la nascita della bambina complica le cose.
Ignoranza, emarginazione sociale, assenza di prospettive sono più devastanti dei bombardamenti che fino a poco prima hanno riempito le città di macerie e dolore. Per questi genitori, stanchi, poveri, soli, l’unica via d’uscita sembra il suicidio. Lo metteranno in pratica nel Tevere dopo essersi assicurati che qualcuno avrebbe trovato la figlia di pochi mesi che hanno lasciato con un biglietto in un parco di Roma. Una scelta comunque d’amore. Non la portano con loro, la affidano a chi sperano possa garantirle un futuro migliore, e questo è il dono più grande.
Ricostruzione
Maria Grazia Calandrone indaga nel dolore di una donna che non trova appigli né luce in una società ottusa. Il coro delle famiglie d’origine, la presa di distanza del marito di Lucia, è desolante. L’ignoranza certo. Ma come giustificare la moglie di Luigi, che rifiuta di riconoscere il cadavere del marito in un gesto di crudele vendetta verso l’uomo che l’aveva abbandonata.
Della madre biologica la poetessa conserva un paio di guantini bianchi, usati una sola volta il giorno del matrimonio, e una eredità d’amore. Una vicenda di cronaca raccontata con le parole della poesia. Struggente
Titolo Dove non mi hai portata
autore Maria Grazia Calandrone
editore Einaudi
pagine 250; 2022, Isbn9788806257477