Copertina del romanzo Satantango di László Krasznahorkai pubblicato da BompianiSubordinate, incisi, metafore, aggettivi. Il primo impatto con il romanzo è forte, la prosa di László Krasznahorkai (Premio Nobel per la letteratura nel 2025) è ricca e articolata ma pilotata con precisione. E noi non siamo più abituati alle frasi complesse! Niente di più distante dal minimalismo imperante. Alla densità sintattica corrisponde anche il contenuto: ogni frase è  un concentrato di significati, rimandi, allusioni. Insomma una prosa dal peso specifico molto alto, che richiama la letteratura dei tempi andati. E forse non è estranea al periodo storico in cui questo romanzo – onirico visionario dark – è stato concepito. La prima edizione ungherese è del 1985.

Anche la geografia ha la sua parte, il grigio dell’est, la profonda provincia magiara, terra di leggende, fango e cupezze varie (mica per niente i vampiri sono nati da queste parti…). E poi il quadro politico. L’Ungheria del dopoguerra è testimone del declino del comunismo reale, con tutto il suo carico di oscurità. Come ogni cosa al tramonto porta con sé disfacimento e mostra il lato oscuro. Nella pancia del pachiderma in decomposizione si forma il nucleo della storia raccontata dallo scrittore, che si preoccupa fino a un certo punto della trama, ma coglie perfettamente l’esprit del momento. Umano e politico.

decadenza

In una colonia in dismissione, una piccola comunità vive gli ultimi giorni del regime tra un clima fangoso, la speranza di un domani migliore e le piccole grandi miserie umane. Dalla pagina sembra alzarsi l’odore di queste baracche fatiscenti, le piccole dinamiche di potere, i desideri nascosti.  Gli Schmidt, la signora Kráner, Keredes il fattore, il dottore che dalla sua poltrona sente il disfacimento della terra che lo regge (metafora della decomposizione di un mondo ) e si sente vittima della crosta terrestre ondeggiante. Rassegnati, dolenti, incattiviti.
In quel che resta della fattoria collettiva ormai cresce solo il desiderio di andare lontano, desiderio che intercetta quello del riscatto, della vendetta rappresentata da un personaggio bizzarro, l’astuto Irimías, il furfante dato per morto ma che improvvisamente ritorna.

tango

Con questa storia un po’ onirica un po’ picaresca Krasznahorkai racconta il male dentro e fuori dall’uomo e lo fa con uno schema rubato al tango, che alterna passi avanti e indietro. Ogni personaggio va oltre il proprio misero destino e incarna un archetipo della commedia umana. Come il dottore che dalla poltrona su cui si è autorecluso passa le giornate a svuotare bicchierini di palinka e osserva con il disincanto offerto dall’alcol che “tutto è ridicolo”.

Un romanzo oscuro e delirante, una lettura difficile a tratti angosciante, ma l’opera di un romanziere. Finalmente.

“Sono schiavi rimasti senza padrone, ma sono incapaci di andare avanti senza orgoglio, dignità e coraggio. Sono queste cose a tenerli in vita” (pag 55)

Titolo Satantango
Autore László Krasznahorkai
traduzione Dóra Várnai
editore Bompiani
pagine 316, 2017, ISBN 9788845283291

 

Assonanze
Romanzi che raccontano decadenza, degrado sociale e altre violenze

La città dei ladri, David Benioff
Mario Vargas Llosa, Crocevia
Il sale della terra, Jeanine Cummins
Vergogna, J. M. Coetzee
Età di ferro, J. M. Coetzee