
Ci sono frontiere invisibili che sembrano destinate a non essere mai attraversate. Ma ci sono anche appartenenze che non hanno niente a che vedere con il passaporto. Jana Karšaiová è nata a Bratislava nel 1978, da molto tempo vive e lavora in Italia, e anche se è di madrelingua slovacca scrive in italiano. In questo romanzo attraverso la protagonista Hana, anche lei una ragazza slovacca trasferita, racconta una storia di identità, radici e sradicamento.
distanza
Quando, nel 2023, la giovane Hana torna in Slovacchia per votare e per seguire le elezioni politiche per la radio per cui lavora, prova un senso crescente di straniamento. Vivere all’estero le ha fatto sviluppare uno sguardo più ampio, sul suo Paese e sulle trasformazioni che sta vivendo. Hana è europeista convinta e anche all’interno della sua famiglia percepisce una distanza crescente, soprattutto nei confronti del fratello Martin, no vax e attivista di un partito ultranazionalista e filorusso.
fughe
Le vicende private (la fuga del nipote adolescente, le tensioni famigliari) e le scelte di Hana (aiuterà un rifugiato georgiano a passare il confine) si muovono sullo sfondo di un’area geografica in profonda trasformazione. Una storia probabilmente ispirata da eventi biografici e che mette perfettamente in scena il destino di ogni expat: il dolore di non riconoscersi più nella terra d’origine e la consapevolezza di non essere totalmente integrato nel paese in cui ha scelto di vivere. Per gli expat la distanza non è mai solo un fatto geografico.
Jana scrive un romanzo moderno per i temi affrontati e lo fa con una prosa asciutta, diretta, lontana da ogni retorica. Una voce interessante.
Titolo Io non parlo russo
autore Jana Karšaiová
editore Feltrinelli
2026, Isbn 9788807037092
Assonanze
Dove si nasconde il lupo, Ayelet Gundar-Goshen
Scrittura cuneiforme, Kader Abdolah