
Storia, memoria, affetti. In questo romanzo della maturità c’è tutto, e tutto analizzato, offerto, raccontato nell’inimitabile stile Carrère. Dopo aver esplorato il suo mondo attraverso le relazioni orizzontali della contemporaneità, ora per lo scrittore francese è il momento di scavare nel passato, seguendo la linea verticale delle origini per scoprire chi è. Così dopo aver raccontato in tanti romanzi vite che non sono la sua ora ci porta nella sua famiglia, che dire originale è poco. Tutto ruota attorno alla perdita della madre, l’accademica di Francia Hélène Carrère d’Encausse nata Zourabichvili. Una donna coltissima e forte che con il figlio ha sempre avuto un rapporto intenso e complesso.
Rivoluzione
Mai come in questo romanzo-autobiografia Carrère cattura il lettore fin dal primo capitolo. La saga familiare inizia nella Russia pre-rivoluzionaria e nella Georgia, da cui provengono gli antenati della madre. Una famiglia nobile e colta in cui gli zii litigavano sulla grandezza di Tolstoj o di Dostoevskij e le governanti straniere ruotavano nei giorni della settimana per far imparare meglio le lingue ai bambini. Una esistenza dorata che faceva ripetere all’ava Natalia, ormai esule e povera: “perché l’hanno fatto? si viveva così bene”. La rivoluzione cambia tutto, la famiglia si disperde nell’Europa del Novecento e la piccola Hélène con la madre si stabilisce a Parigi.
Inevitabile riaprire il capitolo doloroso della scomparsa del nonno materno, un argomento tabù nella famiglia dello scrittore. La voglia di ricostruire la vicenda vent’anni fa aveva portato Carrère a fare ricerche in Russia, poi raccontate in La vita come un romanzo russo. Un romanzo che era costato allo scrittore un furioso litigio con la madre, e che in qualche modo ha gettato le basi per questa autobiografia (molto più matura e intima).
Carriera
Il racconto di come la piccola esule Hélène con un cognome che è uno scioglilingua (problema risolto sposando Louis Carrère, che le sarà sempre devoto) sia diventata una delle maggiori storiche francesi dell’Unione sovietica è appassionante e l’intreccio di personaggi e relazioni intellettuali è formidabile. Certo è stata una donna impegnativa (lo dimostra il rapporto di odio-amore con il marito) autoritaria e perfettamente a suo agio nella vita mondana. Ma è stata anche una madre capace di liquidare l’insuccesso scolastico del figlio con “Non ti preoccupare se a scuola non sei bravo, tu leggi tanto, leggi sempre, basta questo”.
Carrère conquista con la sua scrittura magnetica e il racconto di queste vite straordinariamente ricche di persone, storie, segreti, aneddoti, cattura l’attenzione. Ma in questa opera c’è di più, quello che arriva più forte è il racconto intimo, il “fare kolchoz”, che lo scrittore con le sorelle replica con la madre morente in un hospice. La storia vera di uomini e donne che sono stati famiglia. Un romanzo sontuoso.
titolo Kolchoz
autore Emmanuel Carrère
traduzione Francesco Bergamasco
editore Adelphi
Pagine 408, 2026, Isbn 9788845941009
Assonanze
The master, Colm Tóibín
Il mago, Colm Tóibín
Anna Folli, Prendersi tutto
Oriana, una donna, Cristina De Stefano
La lingua salvata, Elias Canetti, Adelphi
Parla, Ricordo, Vladimir Nabokov, Adelphi
Lessico famigliare, Natalia Ginzburg, Einaudi
La Repubblica autonoma di Piuca, Antonio Perazzi, Sellerio