
Se c’è una malattia “letteraria” questa è sicuramente la tubercolosi. Nelle storie di famiglia tramandate ai nipoti, nei romanzi dell’Ottocento, nel melodramma e nell’arte abbondano le vittime della “tisi”. Una infezione polmonare contagiosissima e – in passato – quasi sempre letale che non ha risparmiato i potenti (ha ucciso Enrico VIII d’Inghilterra, Luigi XIII di Francia e l’indipendentista venezuelano Simón Bolívar, solo per fare qualche nome) ma ha fatto strage soprattutto tra la povera gente.
Meno dirompente di una epidemia, la malattia entrava nelle famiglie e pian piano faceva le sue vittime, complice la denutrizione, le cattive condizioni igieniche e il difficile accesso alle cure.
Ingiustizie
Proprio l’accesso alle cure, che dalla metà del Novecento ci sono e sempre più efficaci, è il motore di questo libro. John Green, che è romanziere, saggista e sostenitore di organizzazioni no profit per l’assistenza sanitaria nelle zone povere del mondo, racconta attraverso l’amicizia con Henry, un giovane paziente di un ospedale della Sierra Leone, le ingiustizie sanitarie che rendono ancora difficile l’accesso ai farmaci. La storia della tubercolosi è anche la storia di povertà e disuguaglianze sociali (ancora oggi l’infezione uccide milioni di persone), dei progressi della medicina e di una serie di leggende e credenze che ne hanno accompagnato le manifestazioni nei secoli.
Cultura
La grande diffusione dell’infezione, che ha colpito anche molti artisti e scrittori (Franz Kafka, le sorelle Brontë, il poeta John Keats, Chopin…) non poteva non lasciare il segno nella letteratura e nell’arte. Se ne parla nei romanzi di Charles Dickens, ha probabilmente ispirato la figura dell’investigatore ad Arthur Conan Doyle, che oltre a essere il “padre” di Sherlock Holmes era un medico che studiava proprio la tbc.
Come faceva notare con cinica ironia Alexandre Dumas, la malattia nell’Ottocento era “quasi una moda”. Se il sangue sul fazzoletto di Violetta nella Traviata corrispondeva a una diagnosi impietosa, l’abbigliamento e il trucco dell’epoca non solo sdoganava l’immagine di una donna smunta e languida, ma ne faceva anche icona di bellezza. E i sanatori diventavano teatro dei romanzi, come nella Montagna incantata di Thomas Mann.
titolo Tutto è tubercolosi
autore John Green
traduzione Lia Celi
editore Rizzoli
pagine 224, 2026, Isbn 9788817195430