Copertina del romanzo Una famiglia americana di Joyce Carol Oates pubblicato da Il Saggiatore

Nel cuore della provincia americana, piccolo centro nel nord dello stato di New York, anni Settanta. Michel è un giovane imprenditore, ha una ditta che costruisce tetti. Ha alle spalle una famigli disastrata con cui non ha più rapporti ma il presente è sereno con la moglie Corinne, che restaura mobili e cresce i loro quattro figli in una fattoria.

Famiglia perfetta

Tutti la considerano la famiglia perfetta: il primogenito maschio Michael Jr è uno sportivo, il fratello Patrick un tipo strano e studioso e Judd, la voce narrante, il piccolo di casa.
L’unica femmina, Marianne, è una ragazza molto bella, dolce e popolare. Insieme si sentono forti: sono i Mulvaneys, un po’ invidiati dalla comunità. Ma c’è un evento che fa saltare tutto. Durante una festa di S.Valentino la giovane Marianna dopo il ballo della scuola viene abusata da un ragazzo del posto. Lo shock è grande e in un attimo polverizza la famiglia perfetta. Il padre, dopo una prima reazione di vendetta, non riesce ad affrontare il trauma e preferisce allontanare la figlia da casa, la madre non si oppone.

Fallimenti

Le nostre vite non sono nostre, altri le posseggono, i nostri genitori. Le nostre vite sono definite da voglie, capricci, crudeltà di altri. La rete genetica. I legami di sangue. La più antica maledizione, più antica di Dio. Sono amato? Sono desiderato? Chi mi vorrà se non mi vogliono i miei genitori?” (pag 263)

Seguono anni difficili in cui la giovane Marianne passa dalla casa di una zia inospitale in un paese vicino a una comunità di hippy. Il figlio maggiore si arruola nell’esercito, Patrick tenta una vendetta tardiva e tutti si allontanano. La madre  cerca di portare avanti la rappresentazione della famiglia perfetta, naturalmente senza riuscirci. Nel frattempo il padre comincia a bere e gli affari vanno a rotoli fino al fallimento della ditta e la vendita della casa.

La sequenza degli avvenimenti li porterà a ritrovarsi alla fine, ma per scoprire che sono persone diverse da quelle che pensavano di essere. Il padre replica malamente la sua esperienza di figlio rifiutato (“Quello stronzo del suo vecchio non l’aveva forse buttato fuori a calci, non gli aveva chiuso la porta in faccia?” ). La madre – la figura più negativa – sceglie di non dispiacere il marito anche se al prezzo di perdere una figlia. Tutti rivelano un lato oscuro.

Marianne, che per anni nelle rare telefonate a casa continua a chiedere se il padre chiede di lei, non viene accettata neanche al funerale della nonna e resta la figura più luminosa del romanzo.

Oates affonda senza pietà in una società ipocrita e primitiva, dove i ruoli sono ancora definiti dalla posizione sociale, la condizione femminile subalterna, le regole sociali feroci.

Si trasforma la vittima Marianne in colpevole perché avendo subito un’ingiustizia che non si sa affrontare ha cambiato le regole del gioco della famiglia perfetta.

“In una famiglia, ciò che non viene detto è ciò che si cerca di sentire: Ma il rumore di una famiglia lo soffoca” (pag. 107)

L’affresco è magistrale, la prima parte un po’ lenta ma serve a creare la tensione, Oates grande conoscitrice della provincia e della società (direi non solo americana) e dell’animo umano. Grande saga familiare nera.

 

titolo Una famiglia americana
autore Joyce Carol Oates
traduzione Vittorio Curtoni
editore Il saggiatore
pagine 504; Isbn 9788842832324

titolo originale We were the Mulvaneys

Assonanze

La famiglia Winshaw, Jonathan Coe

Pranzi di famiglia, di Romana Petri

La figlia sbagliata, Raffaella Romagnolo (Frassinelli)

L’immensa distrazione, Marcello Fois, Einaudi