
Sibilla Aleramo non esiste. È lo pseudonimo di Rina Faccio, poetessa e giornalista nata nel 1876, una delle prime scrittrici a testimoniare la condizione subalterna della donna a inizio Novecento. Il romanzo è autobiografico e ha segnato un prima e un dopo nella letteratura di genere, anche se non è stata la prima a scrivere di tematiche femminili, né la più importante. Negli stessi anni Grazia Deledda scriveva un romanzo da premio Nobel, Maria Antonietta Torriani come Marchesa Colombi aveva già pubblicato Matrimonio in provincia e Matilde Serao dirigeva un giornale.
Sibilla-Rina non è la più talentosa, la sua prosa non invecchia bene, la lettura oggi risulta appesantita dalla retorica del tempo. Eppure questo testo ha qualcosa che si impone, una forza che l’ha portato fino a noi. La forza di chi ha avuto il coraggio di prendere in mano la propria vita e di essere disposta a pagare per questo un prezzo personale molto alto. Come ci sia riuscita lo racconta in queste pagine.
la trama
La giovane protagonista è una ragazza di cui l’autrice non fa mai il nome ma che non esita a definire fortunata. È nata in una famiglia borghese, ha un padre che la adora (almeno fino a che non alza troppo la testa) e che le permette di lavorare negli uffici della sua fabbrica. Il trasferimento della famiglia da Milano a un piccolo centro nelle Marche impone l’interruzione degli studi e favorisce l’incontro con un ragazzo violento che sarà costretta a sposare a soli 15 anni dopo un abuso.
Il romanzo è un flusso di coscienza in cui la giovane donna racconta la propria routine matrimoniale e l’insofferenza crescente verso la vita di provincia, la gelosia del marito, il disprezzo del padre tanto amato. Una prigione nella quale la giovane si sente sempre più soffocare e che neanche la maternità riesce a rendere sopportabile.
Quando si presenta l’opportunità di un lavoro che la riporti a Milano sceglierà la propria libertà ma il prezzo da pagare è alto: dovrà separarsi dal figlio che resterà a vivere con il padre, come prevedeva la legge (e la mentalità) del tempo.
la storia
Il romanzo si chiude sulla scelta di libertà della protagonista, di cui non sappiamo altro. Sappiamo invece come la vita della scrittrice va avanti dopo la separazione. Anche lei sarà costretta a rinunciare al figlio, che rivedrà decenni dopo, avrà una vita sentimentale turbolenta e un impegno sociale e letterario discontinuo in un periodo in cui nascere femmina era già uno svantaggio.
Il romanzo uscì nel 1906. All’epoca le donne non avevano diritto di voto (sarebbe arrivato 40 anni dopo), non avevano capacità giuridica per gestire i propri beni (fino al 1919), erano sottoposte all’autorità del marito (decadrà solo nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia). In questo scenario Sibilla Aleramo ha il coraggio di rivendicare il diritto delle donne di scegliere la propria vita, di non riconoscersi automaticamente nel ruolo di moglie e di madre. Non era facile.
La rivoluzione di Sibilla Aleramo non è nell’aver scelto la carriera di scrittrice (in quegli anni Carolina Invernizio era acclamata per i suoi romanzi inoffensivi…) o nell’aver avuto una vita sentimentale libera (se potessero parlare gli epistolari ottocenteschi…) e amanti famosi come il poeta Dino Campana. Neanche l’impegno per la causa femminista è straordinario, altre donne della sua epoca con le loro battaglie hanno inciso molto più dal punto di vista sociale e politico (Maria Montessori, Anna Maria Mozzoni…). Il suo messaggio è tutto nella straordinaria normalità della sua scelta: io, una donna come tante, ho preso in mano la mia vita.
attualità
Sono passati decenni e la situazione è ovviamente diversa. La parità è legge. Le donne votano. Le donne contano. Ma diritto ed emozioni non sempre sono allineati. La parità – ammesso che sia applicata davvero – non è una conquista definitiva. Infatti le cronache raccontano storie che sembrano riaffiorare da un passato remoto. E giustificano il bisogno di ri-leggere libri come questo. Una testimonianza e un monito.
titolo Una donna
autore Sibilla Aleramo
editore Feltrinelli
pagine 240, 2025
Assonanze
Dalla parte di lei, Alba de Cespedes
Fumiko Enchi, Onnazaka