Copertina del romanzo Vedove di Camus di Elena Rui pubblicato da L'OrmaDi Albert Camus sono rimaste fotografie in bianco e nero che restituiscono l’immagine sobria di un intellettuale anni Cinquanta. Non lasciano intuire che il Premio Nobel per la letteratura nel 1957 era anche un uomo dalle grandi passioni e dalla vita sentimentale turbolenta. Al momento della morte, nell’incidente stradale del 1960 in cui perse la vita anche il suo editore Michel Gallimard, lo scrittore franco-algerino aveva una moglie e tre amanti più o meno ufficiali. Un matrimonio decisamente affollato.

Fascino

Ad Albert piacevano le donne, molto. E lui, pur non bellissimo ma dal fascino indiscutibile, piaceva a loro. La Parigi degli anni Cinquanta era una città effervescente dal punto di vista culturale e non solo. Era l’epoca della coppia aperta messa in pratica (con qualche sofferenza a dire il vero) dagli amici/nemici Simone de Beauvoir e Jean Paul Sartre, per dire. Nell’ambiente degli artisti era la regola una certa vivacità sentimentale, uno scrittore poliamoroso certo non scandalizzava nessuno. Nel caso di Camus bisogna dare atto di una certa trasparenza: tutte le donne conoscevano l’esistenza delle altre.

Non ignorava le distrazioni la moglie Francine Faure, matematica e musicista che soffriva da tempo per la distanza emotiva che si era creata con il padre dei suoi figli. Sapeva l’attrice spagnola, Maria Casarès, che lo scrittore chiamava “L’Unica” ma non ci credeva nessuno. Non poteva ignorare la realtà neanche la brillante attrice teatrale Catherine Sellers, legata allo scrittore da una complicità straordinaria in palcoscenico, e certo sapeva anche la giovanissima pittrice danese Mette Ivers. In qualche modo lo scrittore si divideva tra la sua casa ufficiale e i loro appartamenti parigini. In fondo ognuna di loro sapeva che “essere gelose di Albert Camus è inutile”.

Quattro vedove

La sua morte improvvisa lascia quindi quattro  vedove, quattro donne addolorate  che cercano di affrontare la perdita ognuna a modo suo. Alcune devono gestire la pubblicazione di un manoscritto inedito (Francine) e perfezionare la messa in scena delle sue opere teatrali (Catherine). Le altre devono imparare a convivere con un sentimento di perdita. Ognuna si consola nella convinzione di essere stata il grande amore, del resto “chi avrebbe potuto diffidare a lungo di un uomo tanto abile con le parole?”.

Negli anni le donne avranno anche occasione di incontrarsi, Catherine collabora con la vedova ufficiale per tener viva la memoria, tutte trovano punti di incontro, condividono i ricordi anche quando si rifaranno una vita (le attrici si sposano, Mette avrà una figlia).

Testimonianze

L’operazione di Elena Rui, che dello scrittore è studiosa appassionata, è originale e interessante. Una ricca base documentaria consente di cogliere gli aspetti particolari del legame di ogni donna con Camus, e allo stesso tempo ridefinisce lo scrittore. Non è una biografia in senso stretto, di questo l’autrice avverte con chiarezza, c’è molto di romanzato, ma spesso è proprio questo il modo migliore per “lasciar parlare” gli artisti.

Ma poi chi era davvero Camus? “Un tirchio con Francine, un galoppino con Maria, un egoista con i figli, un ipocrita con la madre, un donnaiolo con tutte” come pensa la sua segretaria? Di sicuro era un grande scrittore e un uomo inafferrabile.

Il romanzo era nella sestina del Premio Strega 2026

 

titolo Vedove di Camus
autore Elena Rui
editore L’Orma
pagine 170, 2025, Isbn 9791254761236

Assonanze

Anna Folli, MoranteMoravia
Il mago, Colm Tóibín
Marguerite è stata qui, Eugenio Murrali
Daphne, Tatiana De Rosnay