Copertina del romanzo La parete di Marlen Haushofer pubblicato da e/o

Una donna durante una breve vacanza in montagna resta separata dagli amici da una misteriosa parete trasparente spuntata vicino allo chalet che li ospita. L’evento, inspiegabile, la isola dal resto del mondo o da quello che ne è rimasto. Che cosa è successo dall’altra parte della parete? Con il passare delle ore e dei giorni è evidente che nessuno verrà a cercarla e la donna (che non ha un nome) dopo un momento di smarrimento comincia a organizzare la propria sopravvivenza nello chalet.

“Se ora penso alla donna che ero prima che la parete si affacciasse nella mia vita, non mi riconosco più in lei” (pag 40)

Il romanzo della scrittrice austriaca è il diario in cui la donna senza nome racconta il suo isolamento forzato con la sola compagnia del cane Lince. Sui pochi fogli a disposizione descrive in maniera minuziosa l’ottimizzazione delle scorte, le strategie per coltivare gli ortaggi e difendersi dal freddo e la compagnia degli animali (arriveranno alcuni gatti e più avanti una mucca).

Uomo e natura

La cronaca dei giorni da sopravvissuta coincidono anche con la presa di coscienza delle proprie abilità.  Siamo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, quando le donne sole (sappiamo che lei ha da poco perso il marito, ha due figlie già grandi, probabilmente non ha mai lavorato) avevano autonomia limitata. In parallelo cresce anche una coscienza ambientalista e un nuovo rapporto con gli animali. Il latte della mucca, il vitellino sorprendentemente nato, sono una risorsa che testimonia la fecondità del rapporto tra uomini e animali, con il cane e i gatti costituiscono una piccola comunità che vive ai margini del Bosco, descritto con il rispetto dovuto a una entità superiore.

Colpisce il progressivo distacco dalla vita di prima, una diversa logica del tempo, nessuna nostalgia per gli agi del passato e quasi nessun pensiero per le persone (presumibilmente morte) che sono rimaste oltre la parete.

“Se il tempo esiste solo nella mia testa e io sono l’ultimo essere umano, avrà fine con la mia morte. Il pensiero mi mette di buon umore” (pag 204)

Naufraghi

Uscito la prima volta nel 1963, è passato inosservato per essere poi riscoperto molti anni dopo quando è diventato un libro cult  negli ambienti ecologisti e femministi. La donna senza nome è stata addirittura paragonata a una nuova Robinson Crusoe. A differenza del naufrago più famoso della letteratura però la donna accetta la sua nuova condizione fino a regredire allo stato selvatico e rifiutare ogni contatto con altri esseri umani (attenzione, spoiler!). Quando infatti una persona si palesa nei pressi dello chalet (in maniera violenta, è vero) lei non esita a reagire sparando, senza tentare un contatto, senza rimorsi.

Parete emotiva

Non c’è solo la parete spuntata alla fine del sentiero, ma c’è anche un muro emotivo che la  separa dal mondo degli uomini. Gli unici sentimenti espressi sono per l’amato cane, per i gattini che vanno e vengono, per il povero vitello vittima sacrificale della crudeltà umana (che tra l’altro spegne la speranza di una discendenza), per la mucca Bella.

Marlen Haushoffer, scomparsa nel 1970, ha scritto un romanzo originalissimo e sorprendente, costruito sul ritmo di una suspence che in certi passaggi diventa angoscia. Un romanzo allegorico sul cambiamento e la ricerca di una propria identità. Un romanzo che si può rileggere anche in chiave animalista: davvero la compagnia degli animali è preferibile a quella delle persone?

 

titolo La parete
autore Marlen Haushofer
traduzione Ingrid Harbeck
editore e/o
pagine 250; 2018

 

Altri titoli distopici

Il libro blu di Nebo, Manon Steffan Ros
Sea Paradise, Eleonora Lombardo
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